Author: Ruggero Borghi

  • 2018 TORRE RESIDENZIALE

    2018 TORRE RESIDENZIALE

    2018
    Torre Residenziale
    Città Metropolitana di Varese

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  • 2000/2001 Casa Unifamiliare Varese

    2000/2001 Casa Unifamiliare Varese

    2000/2001
    CASA UNIFAMILIARE
    Città Metropolitana di Varese

    Il nuovo edificio nasce dalla ristrutturazione e ampliamento di un villino a due piani ubicato al limite della campagna, secondo un programma funzionale che prevedeva la riorganizzazione degli ambienti interni, la creazione di una sala pranzo contigua alla cucina e di una terrazza coperta.

    L’ampliamento si configura come la naturale estensione dell’edificio preesistente, e si contraddistingue per la particolare conformazione del nuovo volume edilizio a pianta trapezoidale.

    Questa soluzione non solo “contraddice” l’ortogonalità dell’edificio originario introducendo nella composizione un motivo più spiccatamente moderno, ma permette anche di “inquadrare assialmente” il percorso rettilineo del giardino ora concluso simmetricamente dall’avancorpo dell’ampliamento che crea una zona coperta davanti all’ingresso.

    Il fronte principale, è definito da una coppia di pilastri in mattoni simmetrici a doppia altezza che sostengono la terrazza e la copertura a struttura metallica, assito in legno di larice a vista e lastre di rame.

    Il fronte laterale invece si configura come una sorta di trapezio in muratura di mattoni, coronato superiormente dal profilo in randa della falda di copertura, all’interno del quale sono ricavate in serie tre aperture identiche che corrispondono alla sala da pranzo e alla terrazza.

    Tale soluzione è replicata sul lato contrapposto dove, anzichè per le aperture, la parete in mattoni si caratterizza per la soluzione a “nido d’ape” declinata da certo linguaggio rurale che da un lato contestualizza il nuovo manufatto e dall’altro alleggerisce la parete garantendo maggiore trasparenza tra interno ed esterno.

  • Hill House – Charles Rennie Mackintosh

    Hill House – Charles Rennie Mackintosh


    Case d’autore: Charles Rennie Mackintosh
    Hill House
    di Ruggero Borghi

    Conosciuto universalmente come designer, Charles Rennie Mackintosh (Glasgow, 1868 – London, 1928) fu anche un architetto dotato di grandi talenti che contribuì significativamente al rinnovamento dell’architettura domestica nel ventesimo secolo. Il suo apporto nell’ambito della residenza privata si riassume sostanzialmente in due opere nelle quali sono magistralmente espressi i contenuti più innovativi del suo originale pensiero architettonico.

    Con il progetto della Windyhill House (1899-1901) e in particolar modo con quello della Hill House (1902-1905), Mackintosh elabora una personale concezione architettonica nella quale l’idea di spazio domestico è reinterpretata alla luce dei nuovi bisogni espressi da una società in rapida trasformazione verso le esigenze del vivere moderno.

    Hill House Fig 1
    Fig 1. Disegno esecutivo per le lampade a sospensione della biblioteca della Glasgow School of Art.

    Le funzioni domestiche, integrate all’interno di schemi planimetrici e spaziali fortemente “specializzati” ereditati dalla cultura vittoriana dell’abitare, vengono rimodellate dall’architetto scozzese secondo una concezione più “unitaria” e spazialmente “complessa” e, soprattutto nel linguaggio degli interni, ossessivamente indagato in tutte le sue manifestazioni, che Mackintosh esprime il meglio del proprio talento artistico mettendo a punto un metodo progettuale “totale”, ispirato dalla fantasia e dall’espressione metaforica e simbolica, che non si limita alla risoluzione dei compiti strutturali e spaziali della costruzione, ma coinvolge anche l’arredamento, gli accessori e, non da ultimo, la biancheria, sino ai più minuti dettagli, travalicando la rigida frammentazione ai singoli ambiti espressivi, in realtà profondamente contigui e intrecciati, in cui era confinato il lavoro dell’architetto.

    Mackintosh sviluppa in tal modo anche un inedito e più diretto rapporto tra l’ossatura murale, massiccia e razionale, e gli arredi in legno o metallo dalle forme più delicate, tra architettura e decorazione degli interni, nel tentativo di elevare l’ambiente domestico in una propria “opera d’arte”, definita dall’insieme dei valori cromatici, formali e atmosferici.

    Hill House Fig 2
    Fig 2. Vista generale da sud-est. della Hill House.

    Casa Hill è il suo capolavoro. L’edificio sorge in un sobborgo di Glasgow sul fianco di un lieve pendio articolato secondo una schema a L con il corpo di fabbrica principale interessato dalla ala che accoglie gli ambienti di servizio. La pianta, impostata su uno schema distributivo chiaro ma ancora convenzionale, lascia già intravedere il tentativo di superare i rigidi schemi dell’architettura baronale scozzese tramite una concezione spaziale più articolata. Lo spazio abitativo è così libero di dispiegarsi in virtù delle reali necessità degli abitanti, contraendosi e dilatandosi oltre i confini definiti dall’ordine strutturale della costruzione stessa.

    Emblematica, a questo proposito, è la conformazione del soggiorno costituito da una serie di edicole che si intersecano reciprocamente formando uno spazio dinamico, nel quale l’attenzione degli abitanti è catturata alternativamente dall’ampio bow-window, dalla spaziosa nicchia che ospita il pianoforte a coda, e dal camino che costituisce il terzo fulcro visivo della stanza. L’impressione che si coglie è di un lavoro sobrio e rasserenante, reso quasi immateriale, evanescente, dalle suggestive quinte estetiche della luce che penetra dalle finestre e dalla mutevolezza del clima nordico.

    La maestria di Mackintosh nell’esprimere “l’ambiente” si manifesta anche in altre circostanze analoghe dove egli non si limita ad esaltare le qualità “d’atmosfera” dello spazio, ma sottolinea anche l’umore delle azioni che si compiono attraverso l’abile impiego dei materiali e il controllo degli effetti “psicologici” prodotti dagli stessi sulla sensibilità degli abitanti; l’androne, ad esempio, è connotato da una atmosfera più “soft”, caratterizzato dall’uso sistematico del legno scuro e dal camino collocato nei pressi della porta d’ingresso che genera un’atmosfera di caloroso benvenuto e di amichevole rifugio.

    La camera da letto situata al primo piano è uno degli ambienti più riusciti; qui la morbidezza e la fluidità delle linee e delle forme impreziosite da dettagli Art Nouveau creano una sensazione di “armoniosa intimità” fondendosi magistralmente con i riferimenti simbolici della nicchia a volta dell’alcova matrimoniale e con i motivi floreali stilizzati dell’arredamento che esprimono sottili allusioni alla fertilità e alla procreazione.

    L’elemento di maggiore novità contenuto all’esterno è la libertà compositiva delle facciate. I fronti, subordinati alle esigenze interne, hanno come unico scopo quello di contenere gli ambienti senza assoggettarsi ad alcuna regola compositiva stereotipata. In questo modo le facciate risultano più liberamente impostate con le finestre collocate dove necessario definite da forme e dimensioni mai ripetitive ma studiate in funzione della natura degli ambienti, delle attività dei fruitori, e dei materiali da costruzione.

    La casa, nel complesso, possiede un aspetto tipicamente scozzese dato dall’uso tradizionale di materiali e tecnologie che dimostrano una sviluppata consapevolezza tecnica e conoscenza della comune pratica costruttiva, segnata da incongruenze apparentemente casuali che, come ho sopra affermato, in realtà denunciando una consapevole volontà di rottura e di superamento delle anacronistiche regole compositive mutuate dall’architettura baronale del luogo. E’ un’architettura espressa con forme semplici, fondata sulle buone regole del costruire, in grado di utilizzare appieno i materiali tradizionali, come la pietra levigata, il mattone, il cemento per gli intonaci, e, al contempo, di sperimentare innovazioni tecnologiche in funzione degli usi domestici quotidiani, in contrapposizione al ricorso storicistico alla forma e all’uso pittoresco della composizione del secolo scorso. Il risultato è sorprendente; Mackintosh in equilibrio tra rispetto della tradizione costruttiva scozzese e superamento dei codici linguistici convenzionali riesce a creare un’architettura profondamente moderna, spazialmente innovativa, e linguisticamente raffinata che apre, di fatto, la strada alle successive ricerche delle avanguardie del XX secolo.

    Hill House Fig 4
    Fig 4. L’androne improntato da un’atmosfera calda e soffusa creata dall’uso abbondante del legno scuro e dal sapiente dosaggio della luce naturale che penetra dalle finestre.
    Hill House Fig 6
    Fig 6. La camera da letto. Al centro l’alcova matrimoniale disegnata da Mackintosh “avvolta” dalla fluidità delle linee e delle forme della nicchia a volta. Da notare l’estrema raffinatezza di questo spazio nel quale sono magistralmente espresse, sotto forma simbolica e con l’ausilio degli originali pezzi d’arredo, sottili allusioni alla fertilità e alla procreazione.
    Hill House Fig 5
    Fig 5 – Il bow-window nel soggiorno. E’ uno degli scorci più interessanti di tutta la produzione mackintoshiana, lo spazio che riassume emblematicamente le straordinarie facoltà creatrici e la capacità di dare “forma” e “sostanza” agli interni domestici tramite il sistematico controllo delle componenti formali, cromatiche, di atmosfera che concorrono alla formazione dello spazio.

    Bibliografia

    Charles Rennie Mackintosh 1868-1928. A cura di G.Lagan, Electa Milano 1988.
    L’abitare, C.N.Schulz, Electa Milano.
    Dizionario di architettura, N.Pevsner, Einaudi Torino.
    Storia dell’architettura moderna. L.Benevolo, Laterza, Bari 1960.
    L’architettura dell’Ottocento e del Novecento, H.R Hitchcock, Einaudi Torino

  • 1995/1996 Casa Bifamiliare Milano

    1995/1996 Casa Bifamiliare Milano

    1995/1996 CASA BIFAMILIARE
    Città Metropolitana di Milano

    Si tratta di una casa bifamiliare in mattoni composta da due unità abitative asimmetriche articolate convenzionalmente su due livelli principali: piano rialzato (zona giomo) e piano primo (zona notte). Il progetto ne prevede l’accorpamento in un unico volume edilizio in modo da attribuire all’edificio un’immagine architettonica unitaria dissimulandone all’esterno l’asimmetria.

    Il fronte anteriore, composto dal basamento strollato a fughe orizzontali che accoglie gli accessi ai box e dalla facciata in laterizio con gli avancorpi coperti degli ingressi, è concluso in copertura da una fascia intonacata lievemente in aggetto e dalla cornice di gronda del tetto a padiglione.

    Il fronte verso il giardino, di analoga concezione, è tuttavia contraddistinto da un portico a doppia altezza sostenuto da colonne metalliche sul quale si affacciano gli ambienti domestici principali.

    Su uno dei due lati di testa è ricavata una grande apertura centrale in vetro-cemento che filtra e diffonde all’interno la luce naturale.

    Ad un fronte “pubblico più sobrio e misurato, dove la rigorosa impaginazione delle aperture e il controllo delle proporzioni conferisce all’edificio una dignità e compostezza “classica” priva di esibizionismi, si contrappone quello del giardino altrettanto rigoroso ma più “domestico”, che riprende, reinterpretandoli in chiave moderna, elementi tipici della memoria e delle tradizioni edilizie del luogo.

  • Poesie e Rigore – Heinrich Tessenow

    Poesie e Rigore – Heinrich Tessenow

    Case d’autore: Heinrich Tessenow
    Poesia e rigore
    di Ruggero Borghi

    Il tema della casa unifamiliare e, più in generale, quello dell’architettura domestica, ha avuto nell’architetto tedesco Heinrich Tessenow (Rostock 1876 Berlino 1950) un lucido quanto coerente interprete.

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    Figura 1

    Il tema della casa unifamiliare e, più in generale, quello dell’architettura Ldomestica, ha avuto nell’architetto tedesco Heinrich Tessenow (Rostock 1876 Berlino 1950) un lucido quanto coerente interprete.


    Tessenow, infatti, dedicò alla complessità delle problematiche residenziali, all’inda gineumile e meticolosa degli infiniti episodi che costellano l’universo domestico quotidiano, gran parte dell’immenso lavoro teorico e progettuale prodotto in mezzo secolo di attività: dal suo fondamentale libro del 1916 “Osservazioni elementari sul costruire”, che rappresenta uno dei testi sull’architettura più significativi del nostro tempo, ai numerosi progetti di edilizia residenziale. Il risultato di questo meticoloso procedere é la precisa messa a punto di una coerente “filosofia progettuale nella quale il quotidiano, ciò che é apparentemente ovvio, banale, scontato, cessa di avere una connotazione negativa per acquistare significati positivi di bellezza, di correttezza, di confortevolezza.

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    Figura 2

    Esemplari, a questo proposito, sono le profonde riflessioni maturate nel corso degli anni sui singoli elementi costitutivi della casa, come ad esempio le finestre, gli scuri, le porte, i pavimenti, i mobili che porteranno gli interni domestici tessenowiani a quella diafana assolutezza, a quella poetica essenzialità, che caratterizzerà indelebilmente il suo contributo all’architettura del nostro secolo. Ma é tutta la sua architettura a subire questo lungo processo di depurazione e semplificazione della forma sino a cristallizzarsi in figure architettoniche pure, esatte, essenziali, risultato di un impietoso quanto ostinato lavoro di eliminazione di tutto ciò che é arbitrario e superfluo, spingendosi talmente in profondità da sfidare il limite di “una architettura priva di architettura” dove l’autore perde di significato ed emergono la coerenza e la validità collettiva della sua opera. Una delle case unifamiliari più interessanti progettate da Tessenow é senza dubbio Villa Böhler, una residenza alpina costruita nel biennio 1916-1918 a Saint Moritz, in Svizzera, per un facoltoso uomo d’affari.

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    Heinrich Tessenow Figura 3

    L’edificio, che sorge su un terreno in leggera pendenza circondato dalle montagne dell’arco alpino, pur rappresentando per certi versi un capitolo a parte della produzione architettonica del maestro tedesco, proprio per l’eccezionale contesto naturale in cui sorge, ne rappresenta l’emblema. Per la prima volta esso si trova ad affrontare il tema della deformazione dell’edificio prodotto dalla particolare morfologia del terreno in pendenza per trovare una risposta al problema del rapporto tra architettura, luogo e paesaggio. Il risultato é un edificio che sembra discostarsi dalla rigorosa produzione architettonica tessenowiana ma in realtà ne rappresenta una delle massime espressioni: nonostante le scelte progettuali e linguistiche possano far pensare ad una sorta di sentimentale anomalia, di contingente concessione al pittoresco, il consueto dispositivo regolatore tessenowiano formato dal rigoroso ed elementare coacervo di regole geometriche e compositive emerge con sorprendente chiarezza dall’apparente arbitrarietà planivolumetrica dell’abitazione. In verità Tessenow realizza un’operazione estremamente sofisticata di alterazione di una struttura originaria perfettamente regolare, in virtù della quale la sagoma di base dell’edificio subisce un progressivo processo di modificazione, di deformazione, di aggiustamento, originato dalla relazione con la discontinua morfologia del terreno. La pianta di casa Böhler, infatti, é inizialmente riconducibile alla figura di un rettangolo perfetto, suddiviso internamente da un sistema distributivo a croce che isola le quattro parti fondamentali in cui é organizzata l’abitazione; la cucina e i servizi, il soggiorno, l’atelier, e la zona notte. Tale sistema tuttavia, nella versione planimetrica definitiva, conserva la propria identità nonostante la struttura architettonica della pianta abbia perso i connotati geometrici originari per assumere, a conclusione del processo di adattamento al sito naturale, una conformazione perimetrale più irregolare.

    Questo straordinario processo di affinamento a cui é sottoposta la costruzione, non interessa esclusivamente l’assetto planimetrico delle stanze interne, ma investe anche la sfera tridimensionale; l’articolazione altimetrica dei singoli ambienti domestici, come nella piccola veranda coperta del pranzo affacciato sulla valle o nel grande atelier a doppia altezza, conseguenza del puntuale adattamento dell’edificio alla conformazione orografica del terreno nell’assecondare il declivio verso valle, introduce negli interni domestici una maggiore varietà volumetrica e spaziale che sembra anticipare il Raumplan loosiano.
    Con casa Böhler, inoltre, Tessenow evita abilmente di attingere nel repertorio delle forme tradizionali dell’architettura alpina, lasciando al linguaggio intrinseco dei materiali, come la pietra locale o gli elementi in legno al naturale, il compito di sottolineare la profonda relazione che l’edificio intrattiene col luogo. In questo modo la casa, impostata su un solido zoccolo in pietra che si sviluppa senza soluzione di continuità lungo l’intero perimetro ancorandola solidamente al terreno, acquista una fisionomia architettonica dinamica e originale, caratterizzata dalla continuità della sagoma perimetrale, che registra le episodiche ma significative eccezioni delle rare aperture finestrate e dei portici d’ingresso e posteriore, e dall’articolazione del tetto di ardesia che sembra riprendere il profilo delle montagne circostanti. Ma dove Tessenow raggiunge vette di autentica poesia é in alcuni particolari architettonici assolutamente geniali come per esempio la coppia di colonne giganti in legno di larice del portico d’ingresso che segnano una sorta di ritorno alla figura archetipa dell’alberocolonna, e la pavimentazione in pietra dello zoccolo perimetrale, caratterizzata dal progressivo regolarizzarsi della trama dell’opus incertum man mano che si approssima alla porta d’ingresso.
    Tessenow ha avuto il grande merito di tramandare ai posteri un’architettura di coerente e lucida chiarezza in grado di elevare ad opera d’arte anche la banalità del quotidiano e indicare la via di un lavoro fondato sulla conoscenza e sulla trasmissibilità delle proprie regole; l’architettura come mestiere, appunto.

    1. Casa Böhler colta da valle circondata dall’eccezionale paesaggio alpino svizzero.
    2. Piante del piano terra e primo.
    3. Prospetto laterale e sezione longitudinale
    4. Particolare della terrazza rivolta verso valle. A destra si notano le colonne in legno di larice.
    5. L’atelier a doppia altezza con al centro il grande camino di mattoni a vista.

      Bibliografia
      Heinrich Tessenow 1876-1950, M. De Michelis, Electa Milano 1991
      Osservazioni elementari sul costruire, H. Tessenow,
      a cura di G. Grassi, Franco Angeli Editore Milano, 1983

  • Villino Anni 50

    Villino Anni 50


    Il progetto consiste nella ristrutturazione e ampliamento di un villino costruito negli anni ’50.
    A mio avviso questo progetto potrebbe essere interpretato come un nuovo modo di abitare a partire da trasformazioni di tipologie abitative tradizionali.

    Villino anni 50 - Tavola 1
    Villino anni 50 – Tavola 1


    La preesistente costruzione viene, infatti, mantenuta integra nei suoi caratteri morfologici e tipologici originari, ma modificata internamente per renderla compatibile e funzionale all’esigenza di attualizzarne le modalità di fruizione.
    L’articolazione planimetrica, quindi, registra le trasformazioni culturali e d’uso della società contemporanea riassunte nelle nuove necessità espresse dalla committenza di far convivere esigenze diverse all’interno di uno spazio limitato e predefinito, integrate da un nuovo volume edilizio in ampliamento.


    La necessità di sposare vecchio e nuovo, origina un organismo architettonico ibrido, costituito da due parti linguisticamente diverse; una tradizionale, l’altra moderna non tanto nell’uso dei materiali impiegati quanto nell’articolazione degli spazi interni e nelle modalità di relazionarsi con il luogo. Infatti, la sua forma curvilinea e oblunga rastremata all’estremità prossima alla strada, risponde pienamente all’esigenza di dar forma ad uno spazio interno dinamico, flessibile, articolato senza soluzione di continuità coerentemente all’idea moderna di abitare lo spazio domestico.

    Villino anni 50 - Tavola 2
    Villino anni 50 – Tavola 2


    A questo proposito, emblematica appare la scelta strategica di collocare un camino passante a cavallo tra il soggiorno e la zona pranzo e di sfruttare la differenza di quota creata dalla giustapposizione delle parti in cui il dislivello è trasformato in un dispositivo compositivo che ne esalta la complementarità; piano terra (nuovo) e piano rialzato (esistente) infatti, dialogano grazie ad una scala interna che li mette in comunicazione creando una sorta di affaccio aperto sul soggiorno.


    Esternamente il rapporto tra il vecchio e il nuovo è mediato da un piccolo corpo prismatico leggermente arretrato dal corpo di fabbrica preesistente per evidenziarne l’autonomia formale. Il rivestimento in mattoni, che rimanda tanto alla vicina chiesetta della Pagana quanto alle cascine della campagna circostante interagisce con materiali e soluzioni moderni come la struttura metallica del portico o la copertura in Rheinzink. Il corpo di raccordo è rivestito di lastre di granito levigato.


    Renovation and Extension of a 1950s Villa: A New Way of Living

    This project involves the renovation and extension of a villa built in the 1950s. In my opinion, this project can be interpreted as a new way of living, stemming from the transformation of traditional housing typologies.
    The existing structure is kept intact in its original morphological and typological characteristics, but its interior is modified to make it compatible and functional with the contemporary need to update its use. The floor plan articulation thus reflects the cultural and usage transformations of contemporary society, summarized by the client’s new need to combine different requirements within a limited and predefined space, integrated by a new extension volume.
    The necessity to marry old and new creates a hybrid architectural organism, composed of two linguistically distinct parts: one traditional, the other modern – not so much in the materials used, but in the articulation of the interior spaces and the way they relate to the site. Indeed, its curvilinear and oblong shape, tapered at the end closer to the street, fully responds to the need to give form to a dynamic, flexible, and seamlessly articulated interior space, consistent with the modern idea of inhabiting domestic space.
    In this regard, the strategic choice to place a pass-through fireplace straddling the living room and dining area is emblematic. Furthermore, the elevation difference created by the juxtaposition of the parts is exploited, transforming the split level into a compositional device that enhances their complementarity. The ground floor (new) and the raised ground floor (existing) communicate through an internal staircase that connects them, creating a sort of open overlook onto the living room.
    Externally, the relationship between the old and the new is mediated by a small prismatic volume, slightly set back from the pre-existing building to highlight its formal autonomy. The brick cladding, which recalls both the nearby Pagana church and the farmhouses in the surrounding countryside, interacts with modern materials and solutions such as the metal structure of the portico or the Rheinzink roof. The connecting volume is clad in polished granite slabs.


  • Villa Freudenberg – Hermann Muthesius

    Villa Freudenberg – Hermann Muthesius

    Case d’autore: Hermann Muthesius
    Villa Freudenberg
    di Ruggero Borghi

    L’architetto tedesco Hermann Muthesius (Gross-Neuhausen 1865 – Berlino 1927), ricordato dalla storiografia architettonica soprattutto per la sua militanza nel Deutscher Werkbund, fu anche un grande progettista di case unifamiliari. Il suo contributo al rinnovamento stilistico dell’architettura domestica all’inizio del secolo ha origine dalla sua attività di teorico e di profondo conoscitore della tradizione edilizia anglosassone i cui caratteri fondamentali sono puntualmente espressi in “Das Englische Haus”, il suo trattato sulla casa di campagna inglese apparso in Germania nel 1904. Quest’opera monumentale, lungi dall’essere una semplice storia della casa inglese, è in realtà un vero e proprio trattato personale sul progetto e la costruzione che contiene in nuce i principi filosofici e architettonici posti da Muthesius alla base della sua prolifica attività di progettista. I suoi committenti principali appartenevano alla borghesia colta che vedevano in lui la personalità più incline a rappresentare ed esprimere i nuovi principi esistenziali borghesi fondati su uno stile di vita sobrio, svolto a diretto contatto con la natura, ritenuto essenziale per il corretto sviluppo psicofisico dell’uomo moderno. Sono infatti le ville suburbane immerse nel verde, costruite per lo più nei dintorni di Berlino, a esprimere pienamente la concezione muthesiana dell’abitare, in equilibrio tra riforme e valori del moderno e interesse per le tradizioni, che non si limita ad affondare le proprie radici nella secolare tradizione abitativa nordeuropea ma la reinterpreta alla luce delle esigenze della nuova classe illuminata tedesca. Nelle sue case Muthesius non ripropone astrattamente l’esperienza inglese come unico modello di riferimento ma elabora una personale e articolata concezione architettonica e abitativa, fondata sulla comprensione della specifica organizzazione della famiglia tedesca, nella quale la casa è considerata espressione tanto del cato fondamentale di valori sociali e politici a cui non sono estranei anche risvolti di tipo pedagogico.

    Villa Freudenberg - Fig. 2
    Villa Freudenberg – Fig. 2

    Casa Freudenberg è l’opera che meglio riassume la poetica architettonica muthesiana. Si tratta della residenza di un facoltoso commerciante costruita in un sobborgo di Berlino, Lichterfelde, ubicato alla conclusione di un viale alberato assieme che dalla strada penetra longitudinalmente nella casa. Si dispiega planarmente in virtù di un impianto ad “angolo” che riprende l’andamento sinusoidale della Rehweise: questo raffinato dispositivo planimetrico, tuttavia non rappresenta una novità assoluta poiché rimanda alla realizzazione inglese “The Barn” di E. Prior, ma consente a Muthesius di esaltare il valore rappresentativo e simbolico del fronte principale caratterizzato dalle ali laterali che sembrano idealmente abbracciare il visitatore man mano che si approssima all’atrio d’ingresso. Questo coinvolgimento non è il caso: la ricchezza e introduzione nella grandi spazi coerenti, a doppia altezza che funge da vero e proprio fulcro della cerniera distributiva, attorno a cui ruota e si sviluppa l’intero edificio.

    Grazie a questo schema planimetrico e ben oltre impostato su un’impostazione invariato simmetrico ben definita, lo spazio inmestico si sviluppa dall’interno verso l’esterno ed è liberamente articolato dalla compenetrazione “a puzzle” delle singole stanze che permette di realizzare una efficiente ma non ostentata spaziale tra gli ambienti. Ciò costituisce un elemento di novità, soprattutto se lo si confronta con le contemporanee abitazioni italiane o francesi, nelle quali la distribuzione delle stanze avveniva in rigida sequenza.

    Analizzando la costruzione la pianta si capisce meglio il metodo di progettazione seguito da Muthesius la cui preoccupazione fondamentale era di soddisfare innanzitutto quei requisiti di comodità e di confort degli spazi interni essenziali non solo per soddisfare le esigenze pratiche degli abitanti ma anche quelle psicologiche ed emotive. Infatti, le stanze principali collocate lungo il fronte posteriore, sono planimetricamente più articolate, dotate di pergole, e a più lati orientate con terrazze e verande, proprio per aumentare la qualità complessiva degli ambienti e permettere una migliore relazione tra gli spazi interni e il giardino che si sviluppa su due livelli alle spalle dell’edificio. Un altro aspetto singolare è rappresentato dall’articolazione dei “percorsi” interni ed esterni attentamente organizzati in funzione della percezione degli spazi e dei volumi e dell’influenza che essa esercita sul la psicologia e gli umori degli abitanti.

    La sistemazione è la soluzione adottata nella hall, fatta grazie all’orientamento lungo la rampa che mette in comunicazione piano delle camere e piano terra, la vista del

    Villa Freudenberg - Fig. 3
    Villa Freudenberg – Fig. 3

    padrone di casa, nel momento in cui si accinge a scendere le scale per cominciare la giornata, spazia sulla Rehweise e sul grande giardino contribuendo a metterlo immediatamente di buon umore.

    In linea in casa, con il fronte principale rigorosamente simmetrico, possiede un’immagine prossima a quella delle grandi dimore di campagna inglesi, anche se la risoluzione degli esterni è più originale e compositivamente raffinata. Questa fatto e al l’origine di una sorta di ambiguità figurativa generata dalla commistione apparentemente incongruente di elementi architettonici vernacolari con altri frutto dell’elaborazione creativa dell’architetto. Basti confrontare, ad esempio, il grande tetto a falde sul retro caso del mattone faccia a vista che avevano la piena funzione di esprimere figurativamente il carattere agreste della costruzione, con il rigoroso approfondimentodei temi morfologici, compositivi e costruttivi frutto del sapiente lavoro dell’architetto e della sua capacità di risolversi originalmente.

    Villa Freudenberg - Fig. 4

    Anche se Muthesius non può essere collocato tra i grandi innovatori dell’architettura moderna la sua opera è stata portatrice ed espressione concreta di valori sociali e pedagocici che preannunciano l’avvento di un nuovo e più consapevole modo di interpretare il lavoro dell’architetto.

    Villa Freudenberg – Fig. 4

    Dove Muthesius fa registrare un sostanzialle passo in avanti rispetto al modello inglese è nella muraria con la quale riesce a connotare unitariamente l’edificio grazie al controllo volumetrico delle masse, alla rifinituradel superfluo e all’eliminazione dell’ornamento che preannunciano l’avvento di un’architettura “essenziale” libera dai condizionamenti stilistici ereditati dal passato. A questi propositi è utile considerare l’attenzione del grandioso effetto, il binomio espresso dal proposito principale di mattoni anfatizzato dall’avancorpo centrale in aggetto a struttura reticolare e dai ripidi spioventi del grande tetto a falde, che dà tanto opera la tradizionale concezione illuministica della facciata quanto lo svolgimento assolutamente rigoroso del compito costruttivo sino al perfezionistico studio dei dettagli.

    Anche le finestre, complanari al filo della facciata e disposte ordinatamente, contribuiscono a modificare il carattere unitario delle costruzione: inoltre esse non si limitano a essere delle semplici aperture nel muro regolarmente distribuite sul prospetto, ma sono come nella migliore tradizione nordica l’espressione più evidente del rapporto che intercorre tra interno ed esterno, grazie alla relazione che istituiscono con lo spazio domestico al quale forniscono la luce.

    Anche se Muthesius non può essere collocato tra i grandi innovatori dell’architettura moderna la sua opera è stata portatrice ed espressione concreta di valori sociali e pedagocici che preannunciano l’avvento di un nuovo e più consapevole modo di interpretare il lavoro dell’architetto.

    1. Vista del fronte principale di Casa Freudenberg.
    2. Planimetria generale. In evidenza la sagoma “ad angolo” dell’edificio che sembra idealmente abbracciare il visitatore man mano che si avvicina all’ingresso.
    3. I piani del sottotetto.
    4. La grande hall a doppia altezza. L’ambiente principale dell’abitazione è l’atrio e le finestre rientrate lungo le rampe delle scale che collegano i piani e che si vedono dalla cucina e permettono dalle di spaziare sul sottostante giardino.

  • 1997/1998 Rinnovo Rustico Milano

    1997/1998 Rinnovo Rustico Milano

    1997/1998
    PROGETTO ARCHITETTONICO
    DI RISTRUTTURAZIONE RUSTICO E TRASFORMAZIONE IN ABITAZIONE
    Città Metropolitana di Milano

    L’edificio si trova in una zona del centro storico del paese a ridosso, ma esterna, all’area più antica del paese caratterizzata dalla presenza di testimonianze storiche e architettoniche di maggior significato e pregio. Rispetto a quest’ultima, tuttavia, si colloca in maniera tale da avere un rapporto visuale diretto.

    In forza di tale situazione, il progetto di trasformazione si prefigge come obiettivo primario la salvaguardia dei caratteri morfologici e tipologici del manufatto rurale originario, operando scelte compositive e linguistiche particolarmente attente e coerenti con le caratteristiche della limitrofa zona di impianto storico, tali da evitare lacerazioni al tessuto edilizio ed urbanistico preesistente.

    L’intervento di riuso pone particolare cura alla salvaguardia della struttura originaria e alla conservazione della sagoma del manufatto rurale.

    La partitura fondamentale dei fronti sarà conservata; quello principale, in particolare, caratterizzato da un pilastro intermedio in mattoni a vista a tutt’altezza, dalla base in muratura piena e dalla parte superiore completamente aperta, manterrà inalterata la sua immagine originaria.

    La parte inferiore, corrispondente agli ambienti principali dell’abitazione, per garantire la leggibilità della struttura originaria e il rapporto tra pieni e vuoti della tipica edilizia rurale del luogo sarà leggermente arretrata dal filo della facciata ed accoglierà una breve serie di porte- finestre sviluppate da pavimento a soffitto.

    La parte superiore, destinata alla zona notte, sarà integrata da un balcone con ringhiera in ferro a disegno semplice esteso all’intera facciata, uniformandosi a quelli preesistenti, le grandi aperture originarie saranno mantenute e valorizzate da ampie vetrate ad infissi scorrevoli anch’esse leggermente arretrate per preservare la leggibilità delle partiture verticali.

    Renovation of a Rustic Building and Conversion into a Residence

    The building is situated in an area of the historic center, adjacent to but outside the oldest part of the village, which is characterized by significant and valuable historical and architectural landmarks. Despite its external position, it maintains a direct visual relationship with this older area. Given this context, the primary objective of the conversion project is to safeguard the morphological and typological characteristics of the original rural structure. This involves making design and aesthetic choices that are particularly careful and consistent with the features of the adjacent historic settlement, thereby preventing any disruption to the existing urban and architectural fabric. The adaptive reuse intervention pays particular attention to preserving the original structure and the overall silhouette of the rural building. The fundamental layout of the facades will be maintained. The main facade, in particular, characterized by a full-height exposed brick central pillar, a solid masonry base, and a fully open upper section, will retain its original appearance. The lower part, corresponding to the main living areas of the residence, will be slightly set back from the facade line. This is to ensure the legibility of the original structure and to maintain the typical interplay of solids and voids found in local rural architecture. This section will feature a series of floor-to-ceiling French doors. The upper part, designated for the sleeping area, will incorporate a balcony with a simple iron railing extending across the entire facade, consistent with existing balconies. The large original openings will be retained and enhanced with extensive sliding glass windows, also slightly set back to preserve the legibility of the vertical divisions.

  • Ristrutturazione con Sopraelevazione Rustico

    Ristrutturazione con Sopraelevazione Rustico

    Ristrutturazione Sopraelevazione Abitazione Residenziale
    Ristrutturazione Sopraelevazione Abitazione Residenziale

    Intervento di ristrutturazione e sopraelevazione di un’abitazione esistente, mirato a migliorarne funzionalità, estetica ed efficienza energetica. Il progetto prevede l’ottimizzazione degli spazi interni, l’ampliamento della superficie abitabile e l’adeguamento strutturale, garantendo comfort e sostenibilità attraverso l’utilizzo di materiali innovativi e tecnologie all’avanguardia.

  • Ristrutturazione per Riqualificazione

    Ristrutturazione per Riqualificazione

    Un Nuovo Capitolo per Via Legnani: Un Progetto di Rinnovamento Urbano

    Le immagini presentate mostrano un progetto di costruzione di un edificio residenziale in Via Legnani. Analizzando le visualizzazioni, emergono diversi aspetti positivi che contribuiscono a un’immagine complessiva di rinnovamento e miglioramento del tessuto urbano. Questo progetto non si limita a fornire nuove unità abitative, ma si presenta come un’opportunità di crescita e valorizzazione della zona.

    Architettura e Design: L’edificio proposto si distingue per un design moderno e funzionale, integrandosi con discrezione nel contesto esistente. La scelta dei materiali, come si evince dalle immagini, sembra puntare su una combinazione di elementi tradizionali (il mattone a vista) e soluzioni contemporanee, creando un’armonia visiva che evita l’eccesso di omogeneità. La struttura, a giudicare dalle visualizzazioni, è ben proporzionata e non appare imponente o fuori scala rispetto agli edifici circostanti. L’attenzione ai dettagli, come la presenza di balconi e terrazzi, suggerisce un’attenzione alla qualità della vita degli abitanti futuri. L’integrazione di spazi verdi, seppur limitati, contribuisce a mitigare l’impatto visivo dell’edificio e a creare un ambiente più piacevole.


    Miglioramento del Quartiere: La costruzione di questo edificio rappresenta un’opportunità di riqualificazione urbana per Via Legnani. L’area, come si può osservare nelle immagini aeree, presenta un mix di edifici di diverse epoche e stili architettonici. Il nuovo edificio, pur essendo moderno, non sembra contrastare in modo netto con l’ambiente circostante, ma piuttosto contribuisce a una sua evoluzione graduale e armonica. La presenza di parcheggi, come mostrato nelle immagini, affronta un problema comune nelle aree urbane, migliorando la vivibilità del quartiere e riducendo il traffico veicolare.

    Sostenibilità (ipotesi): Sebbene le immagini non forniscano dettagli specifici, è lecito ipotizzare che il progetto sia stato concepito con una certa attenzione alla sostenibilità. L’utilizzo di materiali tradizionali, spesso più eco-compatibili rispetto ad altri, e la presenza di balconi e terrazzi, che favoriscono l’illuminazione naturale e la ventilazione, suggeriscono un approccio attento all’impatto ambientale. Un’eventuale integrazione di tecnologie a basso consumo energetico, se presente, migliorerebbe ulteriormente il profilo di sostenibilità dell’edificio.

    Opportunità Economiche e Sociali: La costruzione di nuove unità abitative contribuisce all’economia locale, generando posti di lavoro nel settore edile e nelle attività connesse. Inoltre, l’aumento della popolazione residente può stimolare la crescita di attività commerciali e servizi nella zona, arricchendo l’offerta per i residenti e creando nuove opportunità per gli imprenditori locali. Un aumento della densità abitativa, se gestito correttamente, può anche favorire la creazione di una comunità più vivace e dinamica.

    Integrazione con il Contesto: Le immagini mostrano come il nuovo edificio si inserisca nel contesto urbano esistente. Non si tratta di un intervento isolato, ma di un elemento che si integra con gli edifici circostanti, rispettando le caratteristiche del quartiere. L’attenzione al contesto è fondamentale per evitare un impatto negativo sull’ambiente circostante e per garantire un’armonia visiva. La presenza di spazi verdi, seppur limitati, contribuisce a mitigare l’impatto visivo dell’edificio e a creare un ambiente più piacevole.

    Aspetti da Migliorare (considerazioni): Sebbene il progetto presenti molti aspetti positivi, è importante considerare anche alcuni aspetti che potrebbero essere migliorati. Ad esempio, un’analisi più approfondita dell’impatto sul traffico veicolare e pedonale sarebbe utile, così come una valutazione più dettagliata dell’integrazione con le infrastrutture esistenti. Un’attenzione maggiore alla scelta delle piante e alla creazione di spazi verdi potrebbe ulteriormente migliorare la qualità del quartiere.

    In conclusione, il progetto di costruzione in Via Legnani si presenta come un’opportunità di rinnovamento urbano, con numerosi aspetti positivi che contribuiscono al miglioramento della qualità della vita nel quartiere. L’integrazione architettonica, la creazione di nuove unità abitative, la presenza di parcheggi e la potenziale attenzione alla sostenibilità sono elementi che contribuiscono a un’immagine complessiva di crescita e sviluppo. Un’analisi più approfondita di alcuni aspetti, come l’impatto sul traffico e l’integrazione con le infrastrutture esistenti, potrebbe ulteriormente ottimizzare il progetto e massimizzare i suoi benefici per la comunità.